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Bryan Johnson dimostra la Rapamicina |
Tuttavia, col passare del tempo, sono emersi effetti collaterali preoccupanti: ulcere alla bocca, rallentamento nella guarigione delle ferite, colesterolo alto e picchi glicemici. Il segnale d’allarme più grave, secondo Johnson, è stato l’aumento persistente della frequenza cardiaca a riposo — un parametro che lui ritiene essenziale per valutare la qualità del recupero e del sonno.
Il colpo di grazia alla fiducia di Johnson nella rapamicina è arrivato con una recente ricerca dell’Università di Yale. Lo studio ha messo in discussione la narrazione positiva che circonda il farmaco, suggerendo che possa addirittura accelerare l’invecchiamento biologico. I ricercatori hanno identificato 16 effetti negativi su marcatori epigenetici — indicatori biologici legati all’età — sollevando seri dubbi sull’uso a lungo termine della rapamicina come terapia anti-età.
Per Bryan Johnson, questo rappresenta un brusco risveglio. Quello che una volta era un pilastro della sua strategia di ottimizzazione della salute, si è rivelato potenzialmente dannoso. In un video su YouTube, ha condiviso la notizia con una nota di autoironia: "A chi sta ridendo da casa, sappiate che sto ridendo con voi", ha dichiarato senza perdere il sorriso.
Nonostante la delusione, Johnson non considera questo un fallimento, ma piuttosto una fase di ricalibrazione. "Questo non è la fine — è un reset", ha detto. "È importante condividere sia i successi che gli insuccessi. È così che si fa progresso."
La vicenda di Bryan Johnson evidenzia quanto sia complesso e incerto il cammino verso la longevità. Anche per chi dispone di risorse illimitate, il processo di sperimentazione resta soggetto a rischi, correzioni di rotta e nuove scoperte scientifiche.
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